martedì 11 febbraio 2014

Morire a diciott'anni per malasanità

Lascia veramente senza parole la notizia, riportata oggi su tutti i giornali, della morte di una diciottenne di Palermo, borgata Brancaccio, per un ascesso non curato e degenerato in una infezione mortale ai polmoni.
Vale la pena rifletterci su con attenzione. Certo ci sono tanti altri episodi di cronaca che forse sono anche più terribili di questo, più atroci, se vogliamo, ma questo è un fatto che si presta ad una analisi sul servizio di sanità pubblica, quello, per intenderci, col quale tutti noi ci scontriamo ogni giorno e ogni giorno ne usciamo sconfitti.
Dunque esaminiamo la situazione quale  probabilmente è stata nella sua banalità: una ragazza in preda ad un forte mal di denti, si presenta al pronto soccorso: una visita frettolosa, la prescrizione di banali antidolorifici e il consiglio di recarsi presso la clinica odontoiatrica o da un dentista. Forse per una buona parte di noi andare dal dentista è una prassi, dolorosa in termini economici, ma una prassi alla quale siamo più o meno abituati e per la quale disponiamo di qualche somma per fronteggiare situazioni di emergenza. Dico noi, ma intendo quelli tra noi, forse più fortunati, che disponendo di un lavoro, dispongono anche  di qualche soldo per le spese mediche private.
La situazione narrata qui è invece paradigmatica rispetto a una tipologia sociale, quella del sottoproletariato urbano di una grande città come Palermo. Si tratta infatti di una famiglia priva di sostegno economico sicuro, lavoro precario della madre, ragazzi seguiti poco e deprivati anche dell’indispensabile. Dovrebbe essere quindi questo il caso in cui la sanità pubblica interviene con responsabilità e senso civico, dovuto ai cittadini di una nazione come l’Italia sedicente uno dei paesi industrializzati e del primo mondo. Cosa succede invece? E’ molto probabile che la ragazza in questione fosse stata oggetto di attenzione molto distratta da parte del personale medico peraltro indaffaratissimo perché sotto dimensionato, e che non sia stata né informata della pericolosità della sua infezione né sia stata avvertita nei termini dovuti della necessità di prendere un antibiotico e, nella fattispecie, fatta segno di particolare attenzione. Nel senso cioè che magari qualche medico avrebbe potuto intuire che questa ragazza non sarebbe potuta andare da un dentista a pagamento e magari avrebbe potuto fornire subito le cure appropriate o  un antibiotico. Certo l’ascesso non si cura con un semplice antibiotico. E allora perché gli ospedali pubblici non prestano servizi odontoiatrici diretti senza che per forza di debba passare attraverso una miriade di ricette e autorizzazioni? E soprattutto aspettare settimane e mesi per una visita specialistica?
Insomma quello che fa specie è questo: se non hai soldi per pagarti i medici specialisti e le medicine, puoi anche morire, tanto gli ospedali non ti curano, tanto non potrai mai avere l’attenzione di uno specialista che ti ascolti, che ti spieghi con dovizia di particolari e ti informi bene sul tuo stato di salute, che ti tratti come un essere umano e non come una bestia da macello.
Diciamoci la verità: questo è quello che accade negli ospedali pubblici. Un’orda di persone in attesa paziente di ore ed ore, una visita frettolosa, risposte inesistenti, parole biascicate a metà e per la maggior parte incomprensibili, da parte di medici seccati che non devono perdere tempo con te. Piuttosto devono avere tempo per sé, e se càpita anche per parlare tra di loro dei fatti loro.
Sfido chiunque di noi che abbia avuto un’urgenza , una necessità, a raccontare cose diverse.
La domanda che mi pongo è questa: fino a che punto possiamo parlare di malasanità e non piuttosto anche di mancanza di senso civico da parte del personale sanitario? Basterebbe poco, basterebbe prestare un po’ più di attenzione, forse qualche vita in più potrebbe salvarsi.
Altra considerazione da parte del personale medico col quale ci si confronta spesso nei mass-media su l problema dell’insufficienza dei fondi e delle strutture: "non ci vengono erogati fondi sufficienti a coprire il fabbisogno di tutta l’utenza. I tagli ci costringono a economizzare sulle prestazioni mediche e sulle medicine". Queste sono le più diffuse giustificazioni. Ma io inviterei il pubblico a riflettere per esempio sulla notizia fornita in questo sito dove si parla di una fornitura quinquennale di assorbenti ( con corruzione al seguito), per un importo di 50 milioni di euro. Ma stiamo scherzando? Cin-quan-ta mi-lio-ni di euro per una fornitura di pannoloni? E poi si nega ad una ragazza l’assistenza sanitaria per la cura di un ascesso dentario?
Questo è il paese in cui viviamo, questo è il paese dal quale molti giovani vanno via e dal quale farebbero bene ad andare via tutti coloro che hanno un’idea di cosa debba essere un paese civile.
Il nostro governo preleva dalle nostre buste-paga ( ovviamente solo dai lavoratori dipendenti che non possono sfuggire alle tasse), una serie di cifre molto alte per la sanità pubblica, e poi, al momento del bisogno, noi stessi, che sosteniamo questa sanità, dobbiamo andare a pagare lauti compensi a professionisti della salute che lavorano anche nel privato, dando ai loro pazienti quelle cure e quella disponibilità che sottraggono a quegli altri pazienti degli ospedali, quelli che affollano i corridoi in attesa di una sola occhiata del medico che magari non arriva neanche dopo una mattinata di attesa.

Questo è un paese in cui alcuni giornalisti coraggiosi producono inchieste di fuoco contro la corruzione, la malasanità, ma non succede mai nulla, tutto viene inghiottito dalla palude verminosa del silenzio. Questo è un paese dove i politici che dovrebbero prendere le decisioni per organizzare al meglio la nostra società parlano a ruota libera solo di alchimie politiche e non di programmi per il miglioramento sociale nell’interesse pubblico. Questo è un paese dal quale chi può deve andarsene alla svelta, poiché davvero non c’è più neanche la speranza.

2 commenti:

  1. Eh, sì, cara Bianca. Ci sono cose che non possiamo né dobbiamo più tollerare! Dobbiamo esprimere le nostre opinioni senza paura.

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